minervino murge
minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge
minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge
minervino murge minervino murge
minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge
minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge minervino murge
minervino murge minervino murge minervino murge
     
minervino murge
- Orologio vecchio - (galleria foto)
Attualmente la torre conosciuta comunemente come "orologio vecchio" non batte più le ore, ormai da alcuni anni. La volontà di recuperare nella memoria e nell'immaginario collettivo il vecchio rintocco delle campane ha fatto emergere l'anelito da parte di molte componenti della società civile locale di un recupero completo della torre e del meccanismo del vecchio orologio.
Il progetto di restauro è stato impostato e redatto tenendo conto di questa duplice valenza della testimonianza storica. Da una parte la necessità di indagare l'origine e la storia del manufatto edilizio in se, dall'altra la volontà di riportare alla luce il vecchio meccanismo per valutarne le reali possibilità di recupero. Come se all'interno di una stessa testimonianza fisica emergessero due rapporti con la dimensione temporale dell'agire umano: una dimensione che riporta al passato e dal passato al presente e una dimensione che dal presente si protende verso il tempo futuro.
L'origine della torre può essere stabilita con buona approssimazione e fatta risalire al periodo fra il 1460 e il 1490, in cui il territorio di Minervino viene portato in dote insieme a Venosa, Lavello, Montemilone da Maria Donata del Balzo-Orsini, figlia del duca di Venosa, nelle nozze (1460) con Pirro del Balzo duca di Andria e principe di Altamura.
L'elemento di prova di questa tesi è rappresentato dalla coincidenza tra lo stemma gentilizio collocato sulla parete sud della torre, raffigurante uno scudo sorretto da due orsi e contenente all'interno i simboli araldici della famiglia del Balzo (la stella caudata e il corno da caccia) e lo scudo identico che si rinviene nella cripta della Cattedrale di Venosa sulla tomba di Maria Donata del Balzo-Orsini, la cui identità è confermata da una lapide fatta apporre dalla figlia, Isabella d'Aragona, in ricordo della sepoltura della madre (1485).
Nel trentennio di unione fra Pirro e Maria Donata il grande e potente feudo che si era venuto a creare è interessato da una intensa attività di tipo urbanistico ed edilizio. A Venosa Pirro stanzia la sua cavalleria, vi costruisce il castello (1470) a presidio della città spostando la Cattedrale che ne occupava il sito, punto nevralgico nel sistema difensivo cittadino. A Minervino oltre alla torre in oggetto altra e già nota testimonianza è rappresentata dalla vecchia torre di difesa extra-moenia fatta costruire dallo stesso Pirro del Balzo come recita una iscrizione che si rinviene su una porta, che presenta notevoli elementi di similitudine con le torri del castello di Venosa.
Si è posto in evidenza uno stretto rapporto fra queste emergenze storiche e il territorio circostante in funzione di presidio, di difesa degli abitati e di controllo delle vie di comunicazione. La torre extra-moenia non a caso segnala e presidia la vecchia porta d'ingresso alla città, la strada di collegamento fra il territorio di Spinazzola e di Canosa, la vecchia strada per Andria e, soprattutto è in perfetto allineamento con la vecchia strada che da Venosa per Montemilone giunge a Minervino. La torre cosiddetta dell'orologio vecchio occupa invece una posizione interna al tracciato presunto delle mura cittadine. Le caratteristiche architettoniche e la presenza di un apparato decorativo di coronamento di un certo pregio lasciano presupporre una funzione di tipo civile della torre. Come tutta l'architettura civile anche questa torre doveva assolvere alla funzione di rappresentazione dei caratteri di potenza e di dominio. In questo senso possono essere interpretati tanto l'assenza degli elementi tipici dell'architettura militare, quanto la presenza di ampie aperture (nello specifico finestre su tutti e quattro i lati con chiusura superiore ad arco e una partizione interna ottenuta con un architrave sorretto centralmente da una colonna), apparato decorativo ecc.
La torre nasce quindi con scopi civici, di segnalazione e di emergenza sull'abitato circostante. Essa mantiene ancora oggi, nonostante le notevoli modificazioni del tessuto edilizio circostante, una posizione isolata: è collocata in adiacenza alla strada di accesso principale al vecchio borgo che collegava l'ingresso cittadino al vecchio castello; in prossimità della piazza che ospitava il vecchio "sedile" e, forse non casualmente, sull'asse visivo della vecchia strada di Lavello. La consultazione di antiche carte geografiche e dell'iconografia storica sembrerebbe confermare questa ipotesi. Si potrebbe anche sostenere di conseguenza, ma qui siamo nel campo delle ipotesi, che la torre rappresentasse un passaggio obbligato nella cinta muraria, ovvero segnalasse una porta d'ingresso al borgo per chi proveniva da Lavello. In questo modo si giustificherebbe la presenza dello stemma lungo una scalinata adiacente alla torre. È forse nel '700 che la torre subisce un innalzamento. Alla struttura originaria viene aggiunta in alto una sorta di lanterna con le facciate completamente murate sulla cui sommità sono collocate le campane. Nel '700 infatti oltre alla già citata costruzione dell'edificio adiacente si assiste alla costruzione del prospiciente Orfanotrofio dedicato a Gesù, Giuseppe e Maria. La maggiore altezza di questi edifici avrebbe imposto un innalzamento della torre che probabilmente conteneva già un orologio visto che in un documento di conti dell'"università" datato 1701, venivano corrisposti 8 ducati al maestro dell'orologio.
Le prime notizie certe sull'esistenza di un meccanismo di orologio risalgono ai primi anni dell'ottocento quando vengono effettuati dei "riatti" (1813). Più tardi nel 1852 viene anche consolidata una volta interna e vengono occultate le finestre con le colonnine quattrocentesche ancora visibili dall'interno. Una cornice che correva sui quattro lati della torre (segnatamente alla base delle finestre a rappresentarne il davanzale) viene scalpellata e completamente annullata sui lati sud, est e nord. Su quest'ultimo lato è completamente scomparsa la partitura interna alla finestra pur essendo ancora ben visibile il profilo dell'apertura. È nell'ottocento che la torre subisce una generale operazione di rimaneggiamento dell'immagine esterna, anche con la comparsa di lesene d'angolo ottenute scalpellando l'originaria muratura, per renderla più simile alle contemporanee torri civiche che nei dintorni andavano crescendo.
In conclusione, l'ipotesi di restauro prevede di riportare alla luce e quindi rendere fruibili gli elementi originari delle aperture quattrocentesche, conservando allo stesso tempo tutti i segni apportati all'immagine e all'impianto della torre nei secoli successivi.
Il meccanismo dell'orologio a corda, attualmente conservato all'interno della torre e risalente al 1906 della ditta Fontana di Milano, verrebbe ripulito e, poichè non è realisticamente proponibile un suo riutilizzo per evidenti ragioni in ordine alla manutenzione ed alla gestione, collocato nel locale al piano terreno dove è in previsione l'allestimento di una mostra permanente dei disegni e foto delle fasi del restauro mirato a recuperare le "memorie del tempo" e a tramandare al futuro le immagini dell'operato umano provenienti dal passato.
minervino murge