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- Madonna del Sabato - (galleria foto)

La chiesa della Madonna del Sabato si trova a un chilometro circa dall'abitato e fu costruita verso la metà del XVII secolo su di una grotta basiliana scavata nel tufo, dove fu trovata dipinta sul muro un'immagine della Vergine col Bambino. Il dipinto su tufo risale al XV secolo e rappresenta la vergine col Bambino tra una coppia di angeli. È collocato in fondo ad una piccola grotta, accessibile mediante due scalinate laterali. Presumibilmente opera di pastori in transumanza. Poiché il rinvenimento avvenne in un sabato, 15 giorni dopo la Pasqua di un anno ignoto, da tale giorno prese il nome l'immagine e la sua festa si celebra annualmente appunto quindici giorni dopo Pasqua. Una leggenda, che per altro è comune a molte altre località, vuole che durante una battuta di caccia, alla quale partecipava anche il Principe Pignatelli, barone della Città, un cane si sia infilato in un'apertura del terreno e non sia più venuto fuori. Guidato dai latrati dell'animale, qualcuno della comitiva si rese conto trattarsi di una grotta, nella quale fu appunto scoperta l'immagine sul muro. Da allora la Madonna del Sabato fu proclamata Patrona di Minervino, mentre forse precedentemente lo era stata la Vergine Assunta. La costruzione fu fatta dal Principe Marzio Pignatelli e consta di due parti distinte: quella inferiore, che è la grotta dove fu rinvenuta l'immagine e alla quale si accede per mezzo di due scalinate laterali, e quella superiore, costruita al disopra della prima, composta di una navata. Sull'arco sovrastante le rampe di scale che portano alla chiesa inferiore si trova ancora lo stemma in pietra di Pignatelli e Guevara. Guardando verso l'alto della facciata sotto l'arco terminale composto da tre conchiglie si ammira il bassorilievo della fontana da cui l'acqua zampillando defluisce a campana a simboleggiare la Madonna Fonte della Grazia. Il grande finestrone ad arco sottostante è riempito da una vetrata a mosaico attraversata dalla luce, fa apparire nella ricchezza dei suoi colori l'immagine della Madonna che sovrasta il paese. Il mosaico fu eseguito dall'artista G. Bertuzzi di Milano, nell'anno 1965. Il portone d'ingresso è rivolto a levante, l'esterno consta di due parti sovrapposte raccordate mediante gradinate: quelle discendenti portano alla Grotta della Madonna quelle ascendenti alla Chiesa composta da una sola navata terminata ad abside. Una tela di grandi dimensioni mt.4x2 ricopre la parete di fondo e raffigura in alto l'incoronazione della Vergine contornata dalla S.ma Trinità e da angeli e in basso al centro S. Rosa di Víterbo con ai lati S. Michele e S. Vito. Nelle arcate laterali sono collocate tele in gran parte pervenute da altre Chiese: a destra sull'ingresso della sacrestia si ammira una tela di S. Nicola datata 1601 del pittore Fiammingo Hoyic il quale a quei tempi aveva una bottega a Bari. La tela fu recuperata dalla cappella in devozione all'ospedale vecchio assieme all'altra collocata nell'arcata seguente che rappresenta la Madonna che consegna il Bambino Gesù a San Felice. Sulle due porte laterali furono sistemate due tele provenienti dagli altarini del transetto della Chiesa della Concezione, accantonate per fare posto a nicchie con statue poi trasportate al Santuario: una raffigura il transito di S. Giuseppe e l'altra S. Gennaro con in basso e ai lati S. Sabino e S. Vito. Non si conosce la provenienza dell'altra tela, dipinta da un certo Orazio Jacobotta nel 1506. È raffigurante la Madonna col Bambino, veduta in basso e ai lati da S. Lucia e S. Maria Maddalena. Ma l'interesse primario per i devoti è la piccola grotta scavata nella roccia tufacea in profondità rispetto al livello esterno, alla quale si accede mediante scalinate laterali. Inquadrato nella parete compare l'affresco della Madonna che nell'abbraccio col Bambino, ne raccorda il piccolo volto al suo, quasi a comprimerlo dolcemente, mentre il suo tenero sguardo si volge a chi lo sta ammirando. La Madonna è seduta sotto una cortina rossastra fregiata di bianco. La chioma, di un biondo cupo, le scende ondulata sopra le spalle; la faccia ben disegnata, lo sguardo profondo e pensoso come di una madre preoccupata dei propri figli. Con la mano destra sorregge il Divino Bambino mentre con la sinistra il suo piedino.La pittura è meravigliosa, fa godere l'occhio e affascina il cuore. Secondo gli esperti che hanno curato il restauro, l'affresco risale con sicurezza alla fine del XIV sec. In un documento del 1657, anno in cui la famiglia Pignatelli vendette il feudo di Minervino al duca dì Calabritto, Vincenzo Tuttavilla, si fa menzione della prima Cappella rurale della Madonna del Sabato "nuovamente fatta, ad una navata con due altari, di cui uno con l'immagine della Madonna e l'altra con l'immagine di S. Vito... e vi si celebra a devozione ogni Domenica". Da S. Vito tuttora prende nome la contrada viciniore. La prima Cappella fu dunque fatta erigere in quegli anni con il patrocinio del principe Marzio Pignatelli fratello del Papa Innocenzo XII. A testimonianza si conserva lo stemma in pietra della principesca famiglia, collocato sull'arco che tramezza il lucernario tra le due parti dell'edificio. La leggenda popolare, sempre risalendo ai tempi dei principi Pignatelli, inquadra la scoperta della grotta durante una partita di caccia ad opera di cacciatori, richiamati dai latrati dei cani, che inseguendo la selvaggina erano penetrati nella grotta attraverso i rovi che la nascondevano. Circa due secoli dopo la costruzione della prima Cappella, con il crescere e il propagarsi della devozione, il Santuario venne ristrutturato ed ampliato nella forma attuale. Mons. Francesco Maria Galdi, vescovo della diocesi di Andria, della quale dal 1818 era entrata a far parte anche Minervino, fece costruire verso il 1880 un fabbricato, addossato all'abside della Chiesa, destinandone i locali del pianterreno a ricovero dei pellegrini. Nell'aprile del 1934 essendo Vescovo di Andria mons. Ferdinando Bernardi e Rettore del Santuario l'Arcidiacono don Giovanni Lacidogna, si pensò di coprire con un quadro in tela l'affresco della Madonna della Grotta, perché gravemente compromesso e corroso. Finalmente nel mese di settembre del 1990, dopo sopralluoghi e perizie da parte di esperti della Soprintendenza ai Beni ambientali e architettonici di Bari, con il concorso nelle spese di enti e semplici devoti, è stato portato a termine il restauro dell'affresco. Anche la casa, dopo un secolo, ha subito una radicale ristrutturazione all'interno e già hanno cominciato a prendervi dimora alcuni sacerdoti, che si stanno adoperando per la sistemazione delle strutture di accoglienza e per dar vita ad attività educative e ricreative.

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